Beni culturali valorosi

di Francesco Manfredi-Selvaggi
Il valore di un’emergenza storico-artistico può essere valutato in vari modi. Uno di questi è quello della capacità di favorire la coesione sociale, fornire un obiettivo, la sua salvaguardia, in grado di aggregare la cittadinanza (Ph. F. Morgillo-Due installazioni artistiche nel centro storico di Casacalenda nell’ ambito del progetto Kalenarte)
I beni culturali hanno un grande valore, lo sappiamo tutti. Il valore di cui di seguito ci occupiamo è quello, in qualche modo, sociologico, un tipo di valenza forse un poco trascurato nella trattatistica sul tema. Andiamo, dunque, a vedere gli effetti che il patrimonio culturale produce sulla società. Il primo è quello che le emergenze storico-artistiche favoriscono la coesione sociale; limitandoci alla seconda componente del binomio, le artistiche vediamo che la serie di manifestazioni d’arte di Casacalenda, il progetto Kalenarte avviato quando l’amministrazione comunale era di sinistra è continuato anche sotto le giunte civiche di destra, cosa assolutamente non scontata e del resto in quanto operazione culturale è senza colore politico.
Le emergenze artistiche in definitiva hanno un ruolo importante nel favorire l’unità tra le varie “fazioni” di una comunità spesso compromessa da interessi partitici. Ci spostiamo adesso sulla prima componente del predetto binomio, le storiche le quali sono capaci di rafforzare i legami identitari tra la popolazione e il posto che essa abita. Non è necessario che si tratti di storia antica quella di cui è testimonianza un dato manufatto, perché può essere pure qualcosa di recente ed è il caso della, guarda un po’, casa natale di Francesco Jovine a Guardialfiera, l’autore della Signora Ava in cui racconta proprio di quei luoghi.
A volte, e ciò succede con i lavatoi, vedi quelli di Bonefro, Boiano, Baranello (saltando la A la prima lettera dell’alfabeto diventa la B, quella con cui inizia il nome di questi paesi), basta solo il passaggio di una generazione per rendere storica un’opera, dipende dall’obsolescenza di una funzione e così si trovano ad essere storicizzati i lavatoi, parola maschile, sostituiti come sono dalle lavatrici, parola femminile. La Fontana Fraterna che è invece antichissima, almeno i reperti che sono stati assemblati per la sua costituzione, è l’esempio di monumento assunto a simbolo di una città, Isernia.
In verità, non è indispensabile che l’artefatto sia veramente d’epoca perché il passato lo si può reinventare e lo dimostrano la ipotetica casa di Delicata Civerra e le tantissime rievocazioni della vita che si conduceva nel medioevo, a cominciare da quella che si svolge a Bagnoli che è l’antesignana. Si può rendere più vecchio l’edificio, vedi la chiesa di Villa San Michele, frazione di Vastogirardi, la quale è dei nostri tempi perché la sua edificazione è rientrata nel piano di ricostruzione di Pagliarone portato via da una frana, costruita ad imitazione della romanica S. Maria della Strada.
Si può, inoltre, attribuire uno stile medievale ad un’architettura nonostante non risalga all’Età di Mezzo adottando in facciata stilemi di gusto medievaleggiante. A Macchiavalfortore il fabbricato di culto evangelico ha il fronte in mattoncini facciavista proprio come le cappelle rurali della Vecchia Inghilterra perché a finanziarlo fu la “casa-madre” degli evangelisti che ha sede in America e si sa che gli americani sono discendenti degli inglesi. È in laterizio anche il prospetto della parrocchiale di S. Biase la quale posta com’è tra il Borgo Slavo e il Borgo Croce è in una fascia urbana post-medievale anche se può apparire quale chiesa tardomedievale; essa presenta 2 pinnacoli ai lati del timpano della parete d’ingresso e bucature ogivali denunciando quindi quale ispirazione architettonica il gotico, anche se è successiva al periodo in cui si affermò questa corrente artistica.
Tale tendenza ad arricchire l’immagine della “faccia” principale dell’organismo edilizio con elementi decorativi storicistici contrasta fortemente con l’atteggiamento che è prevalso a Ripabottoni nella riattazione ex sisma 2002 della sede municipale dove nei muri perimetrali sono stati rimessi in vista i conci lapidei facendo sparire di conseguenza i caratteri stilisti ottocenteschi, era l’abitazione di un “galantuomo”, Tito Barbieri, il famoso “decoro” borghese. Al contrario, a volte si sceglie di applicare sui prospetti motivi ornamentali copiati da architetture di età remota oltre che per attribuire una certa antichità al proprio corpo di fabbrica anche per, in qualche modo, nobilitarlo; l’esemplificazione è la dimora Zarlenga a Pietrabbondante dove il setto murario principale è contornato da 2 paraste ad ordine gigante, un esplicito riferimento ai palazzotti baronali.
Passiamo ad altro: le opere del tempo che fu possono diventare motivo di orgoglio, pur non essendo utilizzabili in alcuna maniera, l’esempio sono i ruderi del castello di Civita Superiore quartier generale dei Conti di Molise e perciò oggetto di vanto per Boiano. Questo discorso è valido anche per la rocca di Roccapipirozzi di proprietà della famiglia di origine normanna Biancavilla la quale non trae nessuna utilità materiale dal suo possesso, il dongione non può trasformarsi in magione. Infine c’è la particolare vicenda del Castello Caldora di Carpinone acquistato qualche decennio fa da un imprenditore edile abruzzese dal medesimo cognome il quale voleva sentirsi possessore di un maniero, pur senza spacciarsi per un discendente di Giacomo Caldora; un interesse secondario era quello di farne una struttura ricettiva aggiungendo per questo scopo un nuovo volume all’esistente.

Francesco Manfredi Selvaggi675 Posts
Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.
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